Santi certosini

 

 

 

Beato Oddone di Novara (1100 – 1198)

 

Del periodo della vita precedente al suo stabilirsi a Tagliacozzo (AQ), cioè intorno al 1190, si hanno notizie incerte, tanto è vero che sono stati fatti vari tentativi con pubblicazioni specializzate per rimettere ordine nei punti più contrastanti della sua ‘Vita’.

Nacque a Novara nel 1100, fu professo certosino a Casotto oppure alla Grande Chartreuse, fu inviato alla certosa di Seitz (ora _ice in Jugoslavia) nel periodo della fondazione (1160) dove rimase fino al 1189 scrivendo i Sermones, poi nel 1189 arrivò alla certosa di Gyrio (ora Jurklo_ter presso La_ko in Jugoslavia) fondata nel 1169, con l’incarico di priore, si ipotizza però che fosse giunto qualche tempo prima, inviato dal papa dalla certosa di Casotto.

Il suo priorato durò poco, nello stesso anno, al massimo nel 1190, per divergenze amministrative sorte fra i monaci, ripartì per Roma a chiedere giustizia al papa Clemente III; per queste divergenze ne approfittò il vescovo locale che espulse i monaci in un periodo che comunque durò nove anni.

Da Roma si spostò a Tagliacozzo e da qui in poi le notizie sono tutte documentate; la badessa delle Benedettine del monastero dei SS. Cosma e Damiano, parente del papa, richiese al pontefice una vera e propria approvazione dell’opera del beato Oddo. I documenti descrivono il beato come un monaco indossante un abito di rozza lana, portava il cilicio, piccolo di statura, pallido e macilento.

Trascorse i quasi dieci anni di permanenza a Tagliacozzo in una piccola cella costruita presso il monastero, impegnandosi nella preghiera, lettura, lavoro, conduzione della chiesa del convento e predicazione efficace.

Molti miracoli accompagnarono la sua attività a Tagliacozzo e proseguirono dopo la morte avvenuta il 14 gennaio 1198. Pio IX ne approvò il culto e il titolo di beato il 31 maggio 1859, fu molto onorato nei secoli trascorsi specie da Tagliacozzo che fu l’unica cittadina della regione a scampare al tremendo terremoto del 14 gennaio 1784, giorno della sua festa.

 

Autore: Antonio Borrelli