Santi certosini

 

 

 

Martiri Inglesi (m. 1535)

Diciotto certosini che, fra gli altri religiosi e fedeli, non si uniformarono e si opposero all'atto di secessione e di supremazia di Enrico VIII 'Inghilterra nel 1534. Sono menzionati nominativamente fra gli altri: Giovanni Houghton, Roberto Lawrence ed Agostino Webster.

I certosini, per quanto benvoluti essendo monaci non dediti ad alcuna attività politica, ricevettero anch’essi nella Certosa di Londra la visita dei funzionari regi che, in base al decreto emanato, chiedevano a tutti i maggiorenni, religiosi compresi, l’approvazione del ripudio da parte del re della moglie Caterina d’Aragona e dunque l’accettazione quale sovrana di Anna Bolena. Il priore, John Houghton, ed il procuratore finirono in carcere per aver obiettato circa la legittimità del ripudio, ma un mese dopo, convinti che tale giuramento non toccasse la fede, finirono per giurare e furono quindi liberati. Ritornati alla Certosa, convinsero i loro confratelli delle loro argomentazioni e così il 25 maggio 1534 tutti giurarono dinanzi ai funzionari, che erano tornati accompagnati dai soldati.

La pace tanto auspicata durò però ben poco, infatti verso la fine del 1534 un nuovo decreto promulgato dal re e dal Parlamento ordinò a tutti i sudditi di disconoscere l’autorità del papa, attribuendo al sovrano il ruolo di capo della Chiesa anglicana anche in ambito spirituale, prevedendo il reato di lesa maestà per coloro i quali non avessero approvato tale novità. Avutane notizia, il priore John Houghton riunì tutti i certosini ed all’unanimità si dissero pronti a morire per la fedeltà alla Chiesa di Roma.

Nella certosa erano arrivati anche Robert Lawrence ed Augustine Webster, priori delle certose di Bellavalle e Haxholmie, i quali, messi al corrente della pericolosa situazione dei monaci, di comune accordo si recarono dal vicario del re Thomas Cromwell per implorarlo di convincere Enrico VIII ad esentarli da questo giuramento contrario alla loro fede, ma questi indignato li fece arrestare e rinchiudere nella Torre di Londra quali ribelli e traditori. Una settimana dopo furono processati presso Westminster, ove ribadirono il loro rifiuto, e vennero quindi condannati a morte e nuovamente incarcerati. Lì furono raggiunti da altri due sacerdoti condannati per il medesimo motivo: il brigidino Richard Reynolds e John Haile, parroco di Isleworth.

Il 4 maggio 1535 indossati gli abiti religiosi furono legati stesi su delle stuoie e trascinati per le vie sassose e fangose che portavano dalla Torre di Londra al Tyburn, famigerato luogo delle esecuzioni capitali. Dalla finestra della sua cella il cancelliere Thomas More poté constatare assieme a sua figlia, in visita da lui, la felicità di questi santi uomini che si apprestavano ad essere i primi martiri di questa nuova persecuzione.

John Houghton, priore di Londra, anch’egli arrestato e condannato, salì per primo il patibolo e collaborò con il boia per l’impiccagione proferendo parole di perdono e di fiducia in Dio. Non era ancora morto soffocato, che uno dei presenti tagliò la corda ed il padre cadde a terra, il boia lo denudò e gli cavò ancora vivo le viscere per poter mostrare il cuore ai consiglieri del re.

Seguì poi l’esecuzione degli altri. Ultimo a morire fu il Reynolds, dopo aver incoraggiato i compagni senza impallidire e perdersi d’animo nel vederli squartare e sventrare, ma prima dell’esecuzione si rivolse alla folla presente invitandola a pregare per il re, “affinché il re che, all’inizio del suo regno aveva governato con saggezza e pietà, come Salomone, non dovesse, come lui, nei suoi ultimi tempi essere sedotto dalle donne fino alla rovina”.

I corpi dei martiri furono fatti a pezzi ed esposti al popolo per incutere terrore ai ‘papisti’, ma la Chiesa, che mai si dimentica dei suoi servitori più fedeli, li ha glorificati concedendo loro l’onore degli altari.

 

Autore: Fabio Arduino